PER NON DIMENTICARE: LA GIORNATA DELLA MEMORIA
Prima di iniziare l’articolo, poniamoci una domanda: che cosa è successo il 27 gennaio del 1945?
L’Armata Rossa avanzava in Polonia riconquistando progressivamente i territori occupati e penetrando nel Terzo Reich tedesco. Giunta nei pressi della cittadina di Oświęcim, molto vicina al noto campo di concentramento, l’esercito sovietico non incontrò nessuna resistenza tedesca, ma si trovò davanti a uno spettacolo ben peggiore e molto più agghiacciante: il campo di Auschwitz-Birkenau.
I soldati russi intravidero ammassi di corpi morti uno sopra l’altro e i pochi prigionieri sopravvissuti. Presero allora macchine fotografiche e iniziarono a scattare immagini e a girare video: Auschwitz non era una normale prigione, ma un campo di sterminio, soprattutto per gli ebrei, in cui si lavorava fino alla morte; quando non si era più in grado di lavorare, si veniva mandati nelle camere a gas (esistono eccezioni ancora più crudeli, ma non le approfonditò in questa sede).
Dopo questa introduzione, Gianni Polgar, che è stato il principale relatore, ci ha raccontato la sua esperienza personale.
Nel 1943, quando aveva sette anni e mezzo, si verificarono sia il collasso del regime fascista sia l’armistizio di Cassibile. In Italia scoppiò una guerra civile: mentre gli alleati governavano il Sud d’Italia, tedeschi e soldati della Repubblica Sociale Italiana occupavano il Nord e il Centro della nazione, compresa Roma.
Per la famiglia di Gianni iniziò un incubo: già prima erano in vigore le leggi razziali, ma con l'occupazione nazista la situazione divenne ancora più drammatica. Attraverso alcuni contatti, Gianni fu mandato al Collegio San Giuseppe de Merode, dove i Frères lo nascosero dai frequenti rastrellamenti nazisti e dove conobbe Fausto, con cui nacque una profonda amicizia.
Gianni ci ha descritto le numerose strategie usate dai religiosi per evitare le deportazioni: durante i rastrellamenti si partecipava alla messa per far credere di essere cristiani, si usavano nomi falsi e, per Gianni, la cosa più terribile era fingere indifferenza verso la madre che lo veniva a visitare ogni mese (sacrificio condiviso dalla madre stessa).
Gianni trascorse molti mesi al Collegio, frequentando la scuola, imparando preghiere e vivendo nascosto fino al giugno del 1944, quando gli alleati liberarono Roma e poté finalmente riabbracciare la sua famiglia.
Molto tempo dopo, visitando Auschwitz, Gianni ebbe un forte malore allo stomaco, pensando che senza l’aiuto dei Frères non avrebbe mai potuto vedere quel campo di sterminio da visitatore.
La Giornata della Memoria è stata istituita non solo per ricordare gli orrori dei campi di concentramento nazisti, ma anche per evitare che simili tragedie si ripetano. In quegli anni l’essere umano ha superato ogni limite di barbarie. Il fascismo e il nazismo sono quasi scomparsi, ma nel mondo ci sono ancora luoghi che possono essere definiti nuovi “campi di concentramento”, in cui si compiono le stesse identiche atrocità, forse destinate a peggiorare.
E noi non dobbiamo essere indifferenti: in questo momento migliaia di persone muoiono di fame, di stenti, di schiavitù. Sta a noi decidere se restare passivi o diventare eroi come i Frères, capaci di compiere gesti che, seppur piccoli, possono generare grandi cambiamenti.


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