Recensione del libro "Lacrime di sale" di Pietro Bartolo

 



"Lacrime di sale" è un piccolo libro che in poche pagine riesce a raccontare l’inimmaginabile. È scritto in prima persona da Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, che racconta la sua vita e quella delle persone che ha curato, incontrato e soprattutto ascoltato. È un medico che salva uomini, donne e bambini che, a causa della guerra nei loro paesi - che equivale a morte certa - fuggono attraversando il mare con la speranza di arrivare almeno a terra. 

Il libro non si limita ai conteggi dei migranti sbarcati o dei morti, ma racconta le loro storie, restituendo loro la dignità di persone e non semplici numeri. Ogni vicenda è drammatica: ragazze giovani che hanno subito violenze sessuali, uomini torturati e bambini a cui è stata privata un’infanzia spensierata. Si tratta di un libro che coinvolge e impressiona al tempo stesso. Pietro Bartolo dedica la sua vita a salvare altre vite ed il modo in cui lo racconta è struggente e intenso. 

Questo libro è particolare perché ha più protagonisti, ognuno con la propria storia che insegna e apre gli occhi a chiunque lo legga. La critica lo definisce "un pugno nello stomaco", una grande testimonianza di coraggio e impegno civile, uno straordinario esempio contro l’indifferenza di chi non vuole vedere.

"Ci troviamo a combattere una battaglia senza speranza contro chi vuole eliminare il problema semplicemente cancellandolo". Questa citazione, secondo me, è una delle più impattanti e significative del libro, perché racchiude uno dei problemi più grandi della società.
"È importante quello che facciamo, non dove lo facciamo, e qui ogni istante che perdi può voler dire perdere una vita". Anche questa è una citazione importante che sintetizza il lavoro frenetico di un medico, la responsabilità delle vite altrui e l'importanza di salvarle; non conta il luogo, ma il modo in cui si aiutano le persone.

Consiglio questo libro innanzitutto ai ragazzi che aspirano a diventare medici, di qualsiasi tipo, perché insegna l’impegno, il coraggio e la passione necessari, mostrando come un medico non si limiti a curare solo la parte fisica, ma anche quella morale, ascoltando veramente i pazienti. È adatto anche a chi vorrebbe approfondire le diverse realtà del mondo di oggi, quelle cose che sembrano lontane ma che sono più vicine di quanto sembri. Dovrebbe leggerlo anche chi pensa che ascoltando storie si possa imparare qualcosa di importante e si possa trovare qualche risposta. È perfetto per chi vuole leggere un libro che tratta di una realtà cruda, spaventosa e dolorosa. Non lo consiglierei, invece, a chi si turba facilmente. 
Il linguaggio è semplice, ma tratta argomenti molto complessi e delicati. È un libro che può leggere chiunque, perché fa veramente aprire gli occhi, raccontando storie che non lasciano indifferenti.

Credo che questo libro mi abbia insegnato molto. Mi sono immedesimata in ogni personaggio e ho capito quello che provano davvero le persone ogni giorno durante un viaggio così pericoloso come quello attraverso il mare; ciò dimostra quanto la guerra sia ancora più pericolosa di un viaggio in gommone. Dai tempi degli antichi Greci la regola fondamentale è che nessuno si lascia morire in mare. Un esempio è la Battaglia delle Arginuse, combattuta tra Sparta e Atene, la più grande battaglia navale fino ad allora, in cui morirono circa tremila uomini e affondarono 70 navi. Gli Ateniesi ritornarono vittoriosi, ma non li attendeva un prosperoso destino, perché non avevano rispettato le leggi del mare, lasciando affogare i loro nemici che, pur essendo tali, rimanevano comunque esseri umani. 

Al giorno d’oggi le leggi del mare non esistono più: l’indifferenza e l’egoismo hanno portato alla morte o alla dispersione di oltre 30.000 migranti nel Mediterraneo negli ultimi dieci anni. Da questo libro ho imparato moltissimo: ogni storia ha avuto un insegnamento e ogni storia sarà molto difficile da dimenticare.


Maria Virginia Troili

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