All'ombra dell'agrifoglio - parte 1




Il blog del De Merode si tinge di giallo. Tra i boschi e le vette della Val Clarea, sta per dipanarsi un'indagine scritta a più mani dai nostri studenti, dove nulla è come sembra. 
Ogni sette giorni pubblicheremo un nuovo capitolo. Raccogli gli indizi, analizza i sospetti e prova a risolvere l'enigma prima del finale.




Capitolo 1

"Sotto foglie di smalto e di spine,
giace il ferro, svanisce l'orgoglio.
Si consumano colpe oscure
all'ombra dell'agrifoglio.
Nessuno ha visto, il bosco non dice,
ma il rosso macchia la neve infelice."

Il novembre in Val Clarea era da sempre conosciuto per il suo grigiore.
Aveva un che di poetico ma era un muro di nebbia che si infilava sotto le giacche a vento e mordeva le ossa.
Ciò, però, non fu sufficiente a smorzare l'entusiasmo dei sette ragazzi appena arrivati.
Scesi dalle auto dei professori, una neve leggera si depositò sui loro visi e, per non bagnarsi ulteriormente, si affrettarono a recuperare i loro bagagli.
Nonostante il colore del cielo e i fiocchi che cominciavano a cadere sempre più pesantemente, l'ambiente attorno a loro sembrava rivelarsi sempre più intatto. Quasi incantato, come se lo scorrere del tempo non lo sfiorasse nemmeno.
Eppure, non appena sistemati nelle proprie camere, il suono dell'acqua del fiume si interruppe. Un momento di silenzio surreale prima del boato che fece tremare il suolo sotto di loro.

Poche ore dopo, nella mensa della base scout, attorno la flebile luce di un paio di candele, gli undici si ritrovarono a sorseggiare una tazza di tè, con il gelo che li avvolgeva e la corrente ormai andata, senza sapere che la frana avrebbe rivelato più di quanto erano disposti a sapere.

"Scusate ragazzi, non era mai successo prima. Forse è un segno, per quanto catastrofico, che sta a significarci un momento di riflessione. In più non siamo da soli, almeno siamo insieme".
Il professor Galli scelse una comunicazione più ottimista, cosa che la professoressa Ghironi non fece.
"A me questa situazione non piace, non sappiamo nemmeno quando e se si risolverà!"
Il professor Berkeley alzò gli occhi al cielo.
"Non ci allarmiamo a vicenda, Marina, sicuramente non la risolveremo così".

Da una parte del tavolo, la zia, amica di lunga data della professoressa, ascoltava attentamente. Donna silenziosa ma buona. Era l'unica a non avere in mano una tazza fumante, per cui si alzò e andò nella cucina a farsene una, inosservata.
Nonostante tutto, i ragazzi continuavano a scherzare sopra la situazione, facendo battute e cercando di nascondere qualsiasi traccia di timore. Dopotutto, non era arrivati lì per piangersi addosso.

"Vado a prendere le carte..." disse, dopo quelli che potevano essere stati minuti come ore, Ludovica.
Voleva mettersi a cercarle nei cassetti della sala comune, ma per andarci doveva passare per la cucina.
La prima cosa che notò furono le schegge della tazza frantumata sul pavimento.
Poi il corpo, inerme, della zia.
Si mise ad urlare.
Stava per rivelarsi una settimana più lunga del previsto...



Matilde Izzo





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