Voci da Trieste



La gita a Trieste con la mia classe dell’ultimo anno non è stata soltanto un viaggio di istruzione, ma un’esperienza profondamente formativa, capace di coniugare conoscenza storica ed emozione personale in modo raro e intenso.

Trieste si presenta fin da subito come una città singolare, sospesa tra identità diverse e stratificazioni storiche complesse. La sua posizione di confine, crocevia tra mondo latino, slavo e germanico, si riflette nell’architettura, nell’atmosfera e persino nei ritmi della vita quotidiana. Passeggiando per le sue vie, si ha la sensazione che ogni edificio, ogni scorcio, custodisca una memoria più ampia, che travalica i confini nazionali.

Uno dei momenti più toccanti della gita è stata la visita alla Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento nazista in Italia dotato di forno crematorio. L’esperienza è stata carica di un silenzio quasi irreale, un silenzio che non è vuoto, ma denso di ciò che è accaduto. Camminare in quegli spazi ha significato confrontarsi con una storia concreta, tangibile, che non può lasciare indifferenti. È stato un momento di riflessione autentica, in cui la memoria ha assunto un valore profondamente umano, oltre che storico.

Altrettanto significativo è stato il confronto con la vicenda delle foibe, una pagina complessa e dolorosa della storia del Novecento. Affrontare questo tema direttamente nei luoghi in cui si è consumato ha reso evidente quanto la storia, soprattutto in territori di confine, sia spesso segnata da tensioni, contraddizioni e tragedie difficili da semplificare.

In netto contrasto con queste esperienze, la visita al Castello di Miramare ha rappresentato un momento di grande suggestione. È senza dubbio il luogo che più mi ha colpito. La sua eleganza, la cura degli interni e soprattutto la posizione privilegiata sul mare creano un’atmosfera sospesa, quasi fuori dal tempo. Il paesaggio circostante, luminoso e aperto, trasmette una sensazione di quiete e armonia che sembra voler dialogare con la storia, senza cancellarne il peso, ma offrendo una diversa prospettiva.

La serata trascorsa in un ristorante tipico sloveno ha aggiunto un ulteriore tassello a questa esperienza di confine. Attraverso il cibo e la convivialità si è percepita concretamente la natura plurale di Trieste, città che non appartiene esclusivamente a un’unica tradizione, ma che vive proprio nell’incontro tra culture diverse.

Infine, il giro della città ha completato questa immersione. Piazza Unità d’Italia, affacciata sul mare, è uno spazio di straordinaria bellezza, capace di unire monumentalità e apertura. In quel luogo si percepisce con chiarezza l’identità di Trieste: una città elegante, ma al tempo stesso attraversata da una sottile malinconia, come se il suo passato fosse sempre presente, silenziosamente.

Ciò che mi ha colpito maggiormente è stato proprio questo continuo intreccio tra bellezza e memoria, tra armonia e dolore. Trieste non è una città che si offre in modo immediato, ma richiede attenzione, sensibilità, ascolto. Ed è forse proprio per questo che lascia un segno così profondo.

Questa esperienza mi ha insegnato che i luoghi non sono mai neutri: sono custodi di storie, identità e significati. E Trieste, più di molte altre città, invita a fermarsi, a riflettere e a comprendere.


Domitilla Ianni Neroni


Siamo andati a Trieste con la scuola dall’11 al 14 marzo 2026. È stata un’esperienza davvero significativa: abbiamo scoperto una città che non conoscevamo e abbiamo condiviso momenti indimenticabili con la nostra classe. Trieste è una città che ci ha colpito soprattutto per la sua identità complessa, quasi “di confine”. Non è una città italiana come le altre: è un luogo in cui si incontrano culture diverse, lingue diverse e storie diverse. Non a caso viene spesso definita una zona franca, cioè un punto di incontro tra popoli.

Fin dall’antichità, Trieste ha avuto un ruolo importante grazie alla sua posizione geografica: si trova come in un anfiteatro naturale affacciato sul mare, e questo l’ha resa un porto fondamentale. Questo forte legame con il mare si vede ancora oggi, ad esempio in Piazza Unità d’Italia, un luogo che ci ha colpito particolarmente poiché è la piazza principale della città affacciata direttamente sul mare. È una delle piazze più grandi d’Europa che si aprono sull’acqua e rappresenta perfettamente il legame tra Trieste e il mare. Qui si trova anche il Palazzo del Municipio, riconoscibile per la sua torre con l’orologio, che domina la piazza e le dà un aspetto elegante e monumentale. Visitare questo luogo, soprattutto al tramonto o di sera quando è illuminato, ci ha fatto percepire la bellezza e l’importanza storica della città.

Qui arrivavano merci e persone da tutto il Mediterraneo. Un esempio importante è il commercio del sale: Trieste era un grande esportatore e le cosiddette “strade del sale” collegavano la città all’entroterra. Nel corso della storia, Trieste ha sempre cercato di mantenere una certa autonomia. Per questo, nel 1382, decise di allearsi con gli Asburgo, che erano lontani e quindi meno invadenti rispetto ad altri poteri come la Repubblica di Venezia, che invece controllava il mare. Questa scelta ha segnato profondamente la città, rendendola per secoli parte del mondo austro-ungarico.

Questa doppia identità si vede anche nella cultura. I triestini erano spesso divisi: ad esempio, durante l’obbligo scolastico introdotto nel Settecento, chi si sentiva più vicino all’Italia mandava i figli nelle scuole comunali italiane, mentre altri preferivano quelle statali in tedesco. Questo spiega anche la particolarità di scrittori come Italo Svevo, che scriveva in italiano ma conosceva meglio il tedesco: i suoi testi sembrano quasi “arrugginiti”, ma proprio per questo sono originali.

Passeggiando per la città si percepisce questa stratificazione storica. Sul colle si trova la Cattedrale di San Giusto, simbolo della città e dedicata al suo patrono. È un edificio molto particolare perché nasce dall’unione di due chiese romaniche precedenti, costruite sopra strutture ancora più antiche, tra cui un tempio romano dedicato alla triade Giove, Giunone e Minerva. All’interno si trovano splendidi mosaici dorati, che creano un’atmosfera solenne e suggestiva.

Sempre sul colle si trovano resti romani, come la basilica del foro e le mura, che oggi coincidono con il lapidario. Poco distante si trova anche l’Arco di Riccardo, costruito in epoca romana sotto Augusto, legato alla leggenda di Riccardo Cuor di Leone.

Un altro aspetto che ci ha colpito è la varietà religiosa della città. Grazie al porto franco e agli editti di tolleranza, Trieste ha accolto comunità da tutto il mondo. Questo si vede chiaramente nelle chiese: accanto a edifici cattolici ci sono chiese ortodosse, come quella serbo-ortodossa, e luoghi di culto di altre confessioni, come la chiesa di San Silvestro, oggi valdese. Questo dimostra quanto la città sia sempre stata aperta e multiculturale.

Un altro luogo che ci ha colpito molto è stata la chiesa serbo-ortodossa, caratterizzata da un interno ricco e decorato, con icone dorate, grandi lampadari e un’atmosfera molto diversa rispetto alle chiese cattoliche a cui siamo abituati. Questo tipo di chiesa testimonia la presenza a Trieste di comunità provenienti da diverse parti del mondo, soprattutto dopo l’istituzione del porto franco, quando molte persone si trasferirono qui per motivi commerciali. Visitandola, abbiamo capito concretamente quanto questa città sia stata ed è tuttora un punto di incontro tra culture e religioni diverse.

Trieste è anche una città legata alla letteratura. Oltre a Italo Svevo, qui hanno vissuto anche James Joyce e Umberto Saba, come indicano le targhe che abbiamo visto. Questo rafforza l’idea di una città intellettuale, dove le culture si incontrano e si mescolano.

Ma Trieste non è solo bellezza e cultura: è anche memoria dolorosa. Un luogo che ci ha colpito molto è la Risiera di San Sabba, un ex stabilimento industriale trasformato durante la Seconda guerra mondiale in campo di detenzione e smistamento. Qui venivano deportate persone verso i campi di sterminio come Auschwitz, e probabilmente erano presenti anche forni crematori. È impressionante pensare che tutto questo si trovasse vicino al centro della città.

Infine, Trieste è anche una città legata al mare e alla storia moderna, come dimostra il Castello di Miramare, costruito tra il 1856 e il 1860. Anche questo edificio racconta qualcosa: pur essendo molto grande, era abitato solo al piano terra, segno forse di una vita incompleta o interrotta.

In conclusione, Trieste secondo noi è una città fatta di contrasti: italiana ma non del tutto italiana, antica ma anche moderna, aperta ma segnata da divisioni. È proprio questa complessità a renderla unica e affascinante. Non è solo un luogo da visitare, ma una città da capire.

Desideriamo ringraziare sinceramente i nostri professori accompagnatori per aver reso questo viaggio non solo divertente, ma anche profondamente interessante e formativo. Con passione e disponibilità sono riusciti ad arricchire ogni visita, trasmettendoci conoscenze e curiosità che andavano ben oltre le spiegazioni della guida. Grazie a loro, questa esperienza ha assunto un valore ancora più speciale. È un viaggio che porteremo con noi e che ricorderemo a lungo.

Matteo Galleri ed Emma Piram







Commenti