VAL CLAREA 2026: UN’AVVENTURA TRA LE MONTAGNE

 


 Tra lunedì 15 giugno e sabato 21 giugno i professori Lenti e Papandrea hanno accompagnato me e altri 5 ragazzi in Val Clarea, in Piemonte, per un ritiro spirituale.

Ecco un racconto del viaggio.


15 giugno 2026 (
giorno uno): la partenza

Il viaggio di andata dopo dieci minuti di macchina sembrava già partire con il piede sbagliato, poiché eravamo schiacciati dai nostri bagagli e arrivava un sole che emetteva così tanto calore che avrebbe potuto prosciugare tutto il Mediterraneo, e il viaggio sarebbe durato sette ore! Noi, però, non siamo stati pessimisti! Ce la siamo cavata raccontandoci battute e storie divertenti e, grazie alla misericordia dei professori, ci siamo fermati ogni due ore in un autogrill.

Quando eravamo vicini alla nostra destinazione (base Scout Val Clarea), ci siamo fermati a fare un breve giro di compere in un supermercato poco distante, per acquistare il cibo da mangiare fino a mercoledì.
La nostra base scout non era un campo qualsiasi, bensì il luogo dove hanno alloggiato i soldati e gli ufficiali italiani fino agli anni Cinquanta del Novecento.

A cena ci siamo divisi i ruoli: c’era chi cucinava, chi lavava i piatti, chi preparava il falò prima di andare a dormire.
La prima sera, dopo aver finito di mangiare e di  lavare i piatti, ci siamo riuniti in cerchio intorno al falò per una riflessione serale. L’attività consisteva nel leggere un  testo e rispondere a una domanda riflessiva su un quadernino dato dai professori.

C’era chi scriveva la Divina Commedia come risposta e c’era invece chi era di poche parole. Cionondimeno, dopo aver finito di rispondere alle domande, i professori ci hanno detto che potevamo andare a dormire.


16 giugno 2026 (giorno due): la prima camminata

Ci siamo svegliati alle 8 del mattino e, dopo esserci preparati, i professori ci hanno riunito nella cappella della base scout per iniziare la giornata con un esercizio di respirazione. L’esercizio consisteva nel fare respiri profondi ad occhi chiusi pensando a una cosa positiva, affinché la giornata partisse col piede giusto. L’esercizio durava pochi minuti, ma col passare dei giorni ne avremmo prolungato la durata.
Dopo l’esercizio siamo andati a fare colazione. Prima di proseguire il racconto, però, voglio descrivervi la base scout in cui ci trovavamo, composta da alcuni piccoli edifici circondati dalla natura incontaminata, con al centro un campetto dal calcio e poco più indietro un campo da pallavolo. Gli edifici della base ospitavano la cucina, la dispensa e altri locali in cui avevano alloggiato molte persone prima di noi; più a destra, invece, c’erano il nostro alloggio e il punto in cui accendevamo il falò. Tutto è amministrato da un Frère che gestisce e ristruttura gli edifici destinati ad accogliere i ragazzi.

Dopo colazione, i professori ci hanno fatto un breve corso su come si usa il kit di pronto soccorso in montagna e su come si utilizza una macchina fotografica. Dette queste cose, i prof ci hanno fatto preparare e siamo partiti verso mezzogiorno.

Dopo un’ora di viaggio, siamo arrivati ad un rifugio dove abbiamo mangiato dei panini (preparati precedentemente da noi) e abbiamo preso una bevanda tipica del luogo: la MoleCola, cioè la Coca-Cola locale. Appena ci siamo sfamati, ci siamo incamminati su per la montagna.

La nostra destinazione era il lago del Moncenisio, che si trova sull’omonimo altopiano. L’inizio per me è stato abbastanza faticoso, poiché non ero abituato a comminare così tanto e su sentieri ripidi; ma non sono stati tempo ed energie sprecati, perché non appena siamo arrivati al lago ci siamo trovati davanti ad un paesaggio meraviglioso.

Il lago non è molto grande e le sue acque non sono limpidissime (a causa delle alghe sul fondo), ma al centro del bacino c’è un isolotto grazioso, composto da rocce con sopra un po' di vegetazione. Inoltre, il lago è accanto alla montagna, perciò si può sperare di vedere dei camosci (una specie di capre di montagna).

Siamo ritornati al campo alle 19:30.Dopo aver cenato, abbiamo fatto il falò e siamo andati a dormire.

 

17 giugno 2026 (giorno tre): il più faticoso

Ci siamo svegliati verso le 8 del mattino, abbiamo fatto il nostro esercizio di respirazione, ci siamo preparati i panini per il pranzo e siamo partiti verso le 9:30 con destinazione il Gran Paradiso.

Prima di iniziare il trekking, ci siamo fermati lungo la strada per fare le foto ad alcuni rapaci e ad altri uccelli; siamo arrivati verso le 13:00, abbiamo fatto un breve  “corso” per usare meglio la macchina fotografica e riconoscere le piante, abbiamo pranzato, ci siamo riposati e verso le 16:30 del pomeriggio abbiamo iniziato la nostra camminata.
Questa è stata la giornata più faticosa di tutte, perché abbiamo camminato su percorsi abbastanza ripidi – io perfino con gli scarponcini rotti - in mezzo ai ruscelli e, talvolta, anche in mezzo alla neve, godendo di paesaggi e animali bellissimi che non avevo mai visto prima (per esempio le marmotte e i caprioli)!

 Verso le 19:30 abbiamo finito la camminata e i professori, sia per premiarci sia perché eravamo troppo lontani dal campo, ci hanno portato in pizzeria, dove abbiamo mangiato benissimo!
Siamo tornati alla base verso le 21:30, abbiamo fatto il falò e siamo andati a dormire beatamente nei nostri letti.

 

18 giugno 2026 (giorno 4): meritato riposo

Il giorno dopo ci siamo svegliati con calma alle 8: avevamo dormito davvero bene!

I professori hanno considerato questo giorno come una giornata di riposo (dati gli sforzi del giorno prima), perciò abbiamo fatto con calma il nostro esercizio di respirazione e verso le 9:30 siamo partiti in macchina per ammirare il paesaggio dell’Orsiera-Rocciavrè (vicino al confine tra Piemonte e Francia), una vasta valle naturale ricca di monti e animali.

Abbiamo fatto foto stupende ai cervi, ai caprioli, ai rapaci e al paesaggio pieno di montagne e valli totalmente verdi: il luogo perfetto per fare foto!
Verso le 19:30 siamo tornati alla base scout e abbiamo concluso la giornata con il consueto falò.

 

19 giugno 2026 (giorno 5): Bonjour, si parte per la Francia!

Ci siamo svegliati verso le 8 del mattino e, dopo il nostro esercizio di respirazione, verso le nove e mezza eravamo in macchina; la nostra destinazione non era un monte piemontese qualsiasi, bensì un posto speciale, anzi un Paese speciale: la Francia!

Dopo mezz’ora di auto, abbiamo varcato la frontiera e siamo arrivati a destinazione, una località di montagna a ridosso del confine.
Non solo abbiamo fatto foto ad ogni tipo di animale e fatto camminate favolose nella natura, ma abbiamo anche visto (senza visitarli dentro, perché erano abbandonati) dei bunker francesi della Prima guerra mondiale.

Finita l’escursione, siamo andati a fare la spese per gli ultimi due giorni e, una volta tornati al campo, ci siamo divertiti giocando a pallavolo.
Dopo aver cenato con carne alla griglia e patate, abbiamo fatto la riflessione all’interno della base scout, poiché fuori era piovuto e la legna era bagnata.

 

20 giugno 2026 (giorno 6): l’ultimo giorno

Siamo partiti verso le 9:30 con l’obiettivo di raggiungere una montagna che si trova poco oltre la frontiera francese. Il luogo era bellissimo, con un lago al centro di una foresta piena di uccelli e di insetti (una falena si è persino appiccicata al mio cappello).
Siamo tornati verso le 19:30, abbiamo cenato e terminato la giornata con l’ultima riflessione di questa splendida esperienza.

 

21 giugno 2026 (giorno 7): si torna a Roma!

Per l’ultima volta in val Clarea abbiamo fatto il nostro esercizio di respirazione e, dopo aver salutato tutti, siamo partiti alle 8:30 del mattino.
Il viaggio di ritorno è stato silenzioso, ma questa volta eravamo più comodi (visto che non eravamo schiacciati dai bagagli).
Ci siamo fermati diverse volte in vari autogrill, dove abbiamo pranzato e fatto merenda.

Siamo arrivati a Roma verso le cinque e mezza del pomeriggio: si è conclusa così la nostra gita in val Clarea, ricca di avventure e fotografie!

Prima di concludere definitivamente questo racconto, volevo condividere una riflessione con voi, basandomi su quanto emerso durante il falò dell’ultima sera.

Vi cito il testo su cui abbiamo riflettuto:

Un anziano e saggio Apache, per educare i suoi nipoti, raccontò una storia: «Dentro di me infuria una lotta, è una lotta terribile fra due lupi. Un lupo rappresenta la paura, la rabbia, l’invidia, il dolore, il rimorso, l’avidità, l’arroganza, l’autocommiserazione, il senso di colpa, il rancore, il senso d’inferiorità, il mentire, la vanagloria, la rivalità, il senso di superiorità e l’egoismo. L’altro lupo rappresenta la gioia, la pace, l’amore, la speranza, il condividere, la serenità, l’umiltà, la gentilezza, l’amicizia, la compassione, la generosità, la sincerità e la fiducia. La stessa lotta si sta svolgendo dentro di voi e anche dentro ogni altra persona».

I nipoti rifletterono su queste parole per un po’ e poi uno di essi chiese: «Quale dei due vincerà?»

L’anziano rispose semplicemente: «Quello che nutri».

Questa terribile lotta è dentro ognuno di noi, ogni giorno, ogni istante della nostra vita.

Il capo indiano ha spiegato che siamo noi a decidere chi vincerà il duello e posso portarvi un esempio concreto: lo smartphone, uno strumento di cui spesso facciamo un uso inappropriato, soprattutto con i videogiochi e i social media.

Il lupo cattivo incarna i giochi e i social, mentre il lupo buono cerca di non farceli usare troppo (rappresentato, per esempio, da nostra madre). Chi nutrirai?

Questo dilemma può manifestarsi con esempi diversi a seconda della nostra situazione personale, ma la radice è sempre la stessa. Oggigiorno combattiamo contro tante tentazioni e molte volte cediamo, accontentando il lupo cattivo; così, col tempo, cambiamo e rischiamo di perderci. Tuttavia, dobbiamo provare a opporci, perché cedere è molto più facile che resistere.

Dalla fine dell’esperienza in val Clarea, ogni giorno mi pongo la stessa domanda: chi sfamerò, il lupo buono o quello cattivo?
In passato ho nutrito molte volte il lupo cattivo e me ne sono pentito; ora sto provando, piano piano, a nutrire quello buono.

E voi a chi darete da mangiare, al lupo buono o a quello cattivo?


Antonio D'Amato

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