Gita d'accoglienza dei primi anni: alla scoperta di Cinecittà



Il primo anno di liceo segna l’inizio di un percorso lungo e intenso, simbolo della transizione e della crescita di ogni ragazzo e di ogni ragazza. Possiamo dire che si ricomincia tutto da capo e ciò non sempre risulta facile: cambiano i professori, i compagni e a volte anche l'ambiente.

Per questo la scuola cerca di accompagnare gli studenti in questa prima fase di ambientamento. Una delle iniziative proposte è stata la gita dell’accoglienza, un’uscita didattica dedicata alla scoperta e alla condivisione. Quest’anno siamo andati agli studi di Cinecittà. 
Questa uscita, oltre ad aver rappresentato un momento ludico con uno scopo educativo, è stata un'occasione importante per instaurare i primi rapporti e conoscere i ragazzi e le ragazze delle altre classi. 

Agli studi di Cinecittà abbiamo visitato il MIAC (Museo Italiano Audiovisivo e Cinema) e il set della fiction “Un medico in famiglia”.
Il MIAC è un museo multimediale e interattivo allestito in un’area dove in passato si lavoravano e conservavano le pellicole cinematografiche.
Varcare i cancelli di Cinecittà è stato interessante e, allo stesso tempo, emozionante: sapere quanto questi studi abbiano rappresentato per il cinema italiano ed immaginare che quei luoghi abbiano ospitato e visto protagonisti alcuni tra i più celebri e famosi registi ed attori della storia del cinema mondiale suscita emozioni difficili da descrivere. Le luci e i suoni immersivi ci hanno dato la sensazione di entrare dentro la storia del cinema, che per noi ragazzi è spesso percepita attraverso i racconti degli adulti.
Sicuramente una delle sale più coinvolgenti del museo è quella del “Caleidoscopio”, ovvero una stanza ricoperta di specchi su tutti i lati, con video e giochi di luci che creano un'esperienza immersiva e suggestiva.

La visita è proseguita sul set della serie “Un medico in famiglia”, che per Cinecittà ha segnato un passaggio importante dalla realizzazione di set per kolossal internazionali alla produzione di fiction televisive.

Grazie a questa esperienza ci è stato permesso di capire che non tutto quello che si vede sullo schermo è reale. Il set visitato ne è una dimostrazione, infatti dietro la porta d'ingresso della casa, anziché trovare l’iconico salotto della serie, abbiamo scoperto impalcature a sostegno delle pareti in cartongesso. Le scene ambientate nel salone venivano registrate nella cosiddetta “scatola nera” o “teatro di posa”, ovvero un immenso spazio completamente isolato dall'ambiente esterno nel quale si possono ricreare luci, suoni, ambientazioni e scenografie come se fossero reali.

Per noi ragazzi, cresciuti in un'epoca in cui le tecnologie moderne, come l'I.A., permettono di realizzare e modificare immagini, suoni e costruire storie con grande facilità, vedere un set e conoscere il grande lavoro che c’è dietro una produzione televisiva ha suscitato molti interrogativi, come “Davvero un tempo era tutto così complesso e diverso rispetto ad oggi?”.

Al termine della giornata siamo rientrati a scuola con la consapevolezza di aver ampliato il nostro bagaglio di conoscenze e con la sensazione di conoscerci tutti un po’ meglio.

Giulia Rocchini

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