All'ombra dell'agrifoglio - Parte 4
La cena di quella sera fu particolarmente silenziosa. Tutti avevano davanti un piatto di pasta caldo cucinato dalla Prof Ghironi, ma nessuno sembrava avere voglia di mangiare. Neanche le solite battute del professor Galli riuscirono a sciogliere il gelo che si era creato tra i ragazzi.
Il silenzio fu rotto da Berkley che disse: "Dovremmo chiamare la polizia, per capire chi è stato...sapete...a fare tutto questo".
"Credo che con la valanga di ieri e l'assenza di campo sia impossibile muoversi, dobbiamo solo aspettare" rispose Galli prontamente.
"Oppure possiamo provare a cavarcela da soli, per ora", aggiunse Francesco.
"Sì, ma non sappiamo bene come muoverci in questo posto desolato", disse giustamente la Ghironi.
"Se volete posso iniziare io a raccogliere gli indizi. Non per vantarmi, ma conosco queste montagne meglio delle mie tasche" esordí l'imbianchino dall'altro capo della tavolata.
"Non so se sia una buona idea interferire, in realtà..." rispose Galli con lo sguardo fisso sul piatto di pasta.
Al che l'imbianchino, accennando un sorrisetto, si rivolse a lui: "Cosa la preoccupa, Prof?".
Subito il professore s'irrigidí e corrucciò le sopracciglia rispondendo: "No... ehm... è solo che secondo me è meglio che aspettiamo le autorità... insomma... d'altronde... è il loro lavoro... ehm... essenzialmente."
"Ma la valanga ci impedisce di muoverci almeno per ora, e non è giusto nei confronti della zia: il colpevole va trovato!", asserí Ghironi, sbattendo un pugno sul tavolo che fece tremare il povero Guglielmo al suo fianco.
"Allora è deciso. L'imbianc... ehm ci darà una mano." Fu la decisione definitiva, che fece sospirare un debole "Vabbè" al Prof Galli.
"Ragazzi, andate a riposare; è stata una lunga giornata per tutti, ci penso io ai piatti, non vi preoccupate. Domani inizierò a fare il quadro della situazione, o almeno ci proverò!" concluse alzandosi energicamente l'imbianchino.
Quella notte Francesco continuava a rigirarsi. Era come se il letto fosse fatto di pietra. O forse era solo la testa che gli esplodeva. I pensieri erano mille. Chi avrebbe mai potuto fare una cosa del genere? Non conosceva bene la zia, ma non sembrava una cattiva persona.
Decise finalmente di alzarsi e prendere una boccata d'aria. Non sapeva spiegarlo, ma quel rumore incessante del fiume lo calmava. Subito notò una figura vicino al falò spento, che identificò come Priscilla, la sua compagna di classe. Durante quell'anno scolastico lei e Francesco avevano costruito un rapporto molto stretto: infatti, anche se non lo avevano ammesso, entrambi avevano deciso di partecipare al viaggio perché sapevano che sarebbe andato l'altro. Si sedette a fianco e lei ed esordì con un semplice "Notte insonne anche tu?"
Decise finalmente di alzarsi e prendere una boccata d'aria. Non sapeva spiegarlo, ma quel rumore incessante del fiume lo calmava. Subito notò una figura vicino al falò spento, che identificò come Priscilla, la sua compagna di classe. Durante quell'anno scolastico lei e Francesco avevano costruito un rapporto molto stretto: infatti, anche se non lo avevano ammesso, entrambi avevano deciso di partecipare al viaggio perché sapevano che sarebbe andato l'altro. Si sedette a fianco e lei ed esordì con un semplice "Notte insonne anche tu?"
Priscilla, mantenendo lo sguardo basso, rispose "Sì, è che...è strano, sai. Chi potrebbe mai avercela con una signora anziana così innocua?"
"Già, me lo chiedo anche io", sospirò Francesco.
All'improvviso sentirono delle voci.
"Cos'è stato?", disse Priscilla in allerta.
"Cos'è stato?", disse Priscilla in allerta.
I ragazzi si alzarono e si avvicinarono al luogo da dove proveniva il rumore e, sporgendosi dietro il muro della piccola cappella, videro il professor Galli e Berkley svegli, intenti a discutere.
"Perché non vuoi fidarti, Davide? Non abbiamo alternative!" urlava Berkley agitando le braccia.
Il Professor Galli era in piedi davanti a lui, braccia conserte e il suo solito sguardo di quando vuole mentire.
"Non lo so, però sai... mi sembra un po' strano che voglia occuparsi delle indagini tutto da solo. Insomma, cosa ci guadagna?", rispose, rimanendo sulla difensiva.
"Ma perché non ti fidi mai di nessuno? Senti, io non lo volevo dire, però non credere che non sappia del tuo litigio con la zia il giorno stesso in cui é morta!", lo accusò il collega.
Francesco e Priscilla si guardarono increduli. Era veramente stato Galli ad uccidere la zia? Ma come poteva, lui? Era sempre stato un professore gentilissimo, un vero e proprio amico per i suoi studenti.
"Di cosa mi stai accusando, Jeffrey? Credi davvero che io sia capace di una cosa del genere? Sei senza parole", alzò la voce quest'ultimo.
Era veramente capace di ciò?
"Senti, hai ragione, scusa. Sono solo molto...you know...overwhelmed, cioè stressato...non volevo accusarti, so che non avresti mai potuto", rimedió Berkley mettendosi una mano sulla fronte; aggiungendo subito: "Ti dico solo che ora è meglio, per la tranquillità dei ragazzi, se affidiamo le indagini all'Imbianchino".
"Va bene, dai. Proverò a fidarmi. Finché non possiamo chiamare la polizia è meglio così. Ora andiamo a dormire, che domani abbiamo l'escursione." Anche Galli ora era calmo.
"Giá, sì... è meglio", rispose l'altro.
I due entrarono nella loro stanza e i due ragazzi si guardarono di nuovo, con il viso pietrificato dallo stupore. Nessuno aveva il coraggio di iniziare la conversazione. Avevano appena scoperto che il loro professore preferito poteva essere un assassino.
Francesco ruppe il silenzio: "Dobbiamo dire immediatamente agli altri cioè che abbiamo sentito, è importante anche per le indagini dell'Imbianchino"
"Fermo. Lo so che è scioccante, però non possiamo accusare così senza prove, potremmo creare solo scompiglio. Cerchiamo di dormire adesso, domani ci penseremo".
Priscilla mise una mano sulla spalla del ragazzo, visibilmente agitato, cercando di calmarlo.
Priscilla mise una mano sulla spalla del ragazzo, visibilmente agitato, cercando di calmarlo.
"Va bene, però non possiamo fare finta di nulla."
"Tranquillo, la notte ci porterà consiglio".
"Lo spero", concluse Francesco assertivo.
Entrambi tornarono in silenzio verso la polveriera dove dormivano. A fare da sottofondo ai loro pensieri solo lo scorrere incessante del fiume.
Eugenia Russo


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