All'ombra dell'agrifoglio - Parte 5
Erano circa le sei e trenta del mattino quando i primi raggi di sole penetravano le fessure delle serrande.
A svegliare i ragazzi fu il prof. Galli, che a gran voce li esortava a scendere per fare colazione.
Il pensiero di quello che avevano sentito la notte prima rimbombava ancora nella testa di Francesco e Priscilla: non riuscivano a credere che un professore così ammirevole e apparentemente normale potesse essere realmente un assassino. Scansate per un attimo queste idee, si prepararono e scesero a colazione.
Il pensiero di quello che avevano sentito la notte prima rimbombava ancora nella testa di Francesco e Priscilla: non riuscivano a credere che un professore così ammirevole e apparentemente normale potesse essere realmente un assassino. Scansate per un attimo queste idee, si prepararono e scesero a colazione.
Verso le sette tutti i ragazzi si trovavano davanti a una tazza di latte e ai biscotti che la Ghironi aveva preparato qualche giorno prima e di cui andava fierissima. Era il momento giusto per svelare anche agli altri ragazzi, in assenza di qualunque professore, ciò che Francesco e Priscilla avevano sentito quella notte.
"Ragazzi, è strano dirlo, ma il prof. Galli potrebbe essere un valido sospettato riguardo alla morte della Zia", disse Francesco, un po' sottovoce, rompendo il silenzio attorno alla tavola.
"C-cosa??? Galli?? Il prof??? Impossibile, ti starai sbagliando" rispose Guglielmo, poggiando di scatto la tazza da cui stava bevendo.
"Stanotte io e Priscilla abbiamo sentito Berkeley arrabbiarsi con il professore, quasi accusandolo di avere qualcosa da nascondere. Ha sottolineato il fatto che Galli avrebbe avuto un'accesa discussione con la Zia la mattina stessa del delitto", chiarì Francesco.
"Ma cosa vuol dire! Non vuol dire assolutamente niente! Piantatela! La questione sta sfuggendo di mano!!" ribatté Guglielmo infastidito.
"Sappiamo che possono essere accuse affrettate, ma in questa situazione nulla può essere messo in secondo piano; anche questi piccoli dettagli possono fare la differenza e portarci avanti nelle indagini", aggiunse Priscilla.
"È vero, nulla può essere sottovalutato, dal momento che vogliamo rendere giustizia alla Zia", esordì Ludovica.
"Ok, avrete anche ragione, ma che ce ne facciamo ora di questa cosa?" ribatté Guglielmo.
"Indagheremo più a fondo riguardo al rapporto che avevano Galli e la Zia, e al motivo della loro presunta discussione", intervenne giustamente Antonio.
"Tony ha ragione. Da questo momento in poi siate tutti con le orecchie e occhi ben aperti e non appena scoprirete anche una piccola cosa non esitate a condividerla", chiuse velocemente il discorso Francesco, prima che si aggiungessero gli altri professori alla tavola.
"Avete visto che buoni i miei biscotti? Ammettetelo, sono o no i migliori che abbiate mai assaggiato?" disse orgogliosa la Ghironi.
"È vero prof, sono molto buoni. Non sapevo sapesse cucinare così bene!" rispose sinceramente Ludovica.
"Questo è il piatto che mi viene meglio, sapete...ero solita cucinarli insieme alla Zia...era una tradizione ormai...ora però è strano aver usato la sua ricetta senza di lei" disse la Ghironi con tono nostalgico.
"Ahahahahaha!" rise l'imbianchino scuotendo la testa.
Si guardarono tutti a vicenda, confusi. L'atmosfera era tesa.
"Cosa c'è da ridere esattamente?" disse la Ghironi infastidita.
"No, niente...scusate...è solo che certe bugie mi fanno sempre ridere" rispose l'imbianchino.
"Cosa stai insinuando?" chiese la Ghironi fissandolo con durezza.
"Tutta questa nostalgia...come se le volesse così bene...ma falla finita! Quando è morta la Zia non hai versato neanche una lacrima!" ribadì l'imbianchino.
Un silenzio agghiacciante pervase la stanza. Tutti gli occhi caddero sulla professoressa, improvvisamente indifesa.
"Tutti eravamo sconvolti: Berkeley tremava, Galli era sotto shock, e voi ragazzi nel panico", spiegò l'imbianchino, "ma lei...lei era calma, fin troppo. Non sembrava avere alcuna preoccupazione".
La Ghironi sbatté la mano sul tavolo e si alzò. "Adesso basta", la sua voce si fece improvvisamente dura.
“E questo dovrebbe fare di me un’assassina?” sbottò. “Il fatto che non pianga davanti agli altri?”
Nessuno rispose.
Lei inspirò profondamente, cercando di calmarsi.
"Sapete, non tutti reagiscono al dolore allo stesso modo. La Zia era la mia migliore amica da più di vent'anni: credete veramente che avrei dovuto piangere, urlare e fare scenate per dimostrarlo?"
L'imbianchino rimase in silenzio.
"Però...ecco...è sembrato strano" mormorò Antonio.
La professoressa lo guardò con amarezza.
"Strano? Sapete cosa è davvero strano? Dovermi giustificare davanti a dei ragazzi per il modo in cui ho vissuto un lutto.” disse sospirando.
“Quando hanno trovato la Zia… io ero lì. L’ho vista per prima.” La sua voce tremò appena. “E vi assicuro che certe immagini ti bloccano completamente.”
Francesco notò che, per la prima volta da quando la conosceva, la professoressa sembrava realmente fragile.
“Io non sono una persona che piange davanti agli altri,” continuò. “Quando mio fratello è morto, anni fa, non ho pianto neanche al funerale. Tutti pensavano fossi fredda, insensibile… ma la verità è che, quando il dolore è troppo forte, mi chiudo completamente.”
Tutti abbassarono lo sguardo. La Ghironi inspirò profondamente e si ricompose.
L'imbianchino, non ancora convinto, sbuffò.
Questo gesto infastidì di nuovo la professoressa. "Sapete che vi dico? Pensate quello che volete, ma non permetterò a nessuno di mettere in dubbio il bene che volevo alla Zia".
Detto questo, arrabbiata, prese la tazzina del caffè, ma la sua mano tremava così tanto che parte del contenuto finì sul tavolo.
In quell'esatto momento Priscilla notò subito una cosa: non sembrava il tremore di una donna arrabbiata.
Sembrava paura.
Susanna Caprara
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